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BOGNANCO- 31-07-2022-- Pur girando per anni in lungo e in largo la Val Bognanco, non ero mai passato dall’Alpe Agrosa, nell’ampio anfiteatro dove nasce il Bogna, ai piedi del Passo della Preia, sovrastato dai due pizzi più alti della valle, Straciugo a nord e Montalto a sud. Qui ho capito finalmente perché la Bognanco è anche la Valle delle Cento Cascate e perché il Bogna una volta era un torrente.

GITA N. 82 O 24 ALLE SORGENTI DEL BOGNA

MAGGIO 2022

Dislivello: 1030 m. Tempo: 5 h 30’. Sviluppo: 15 km.

Ci allieta oggi il rientro di due amici, appassionati della neve, che ormai quest’anno non sanno più dove trovarla. Due forti ragazze accompagnano sei anziani alla scoperta delle sorgenti del Bogna.

Parcheggiamo comodamente nella bella frazione di Pizzanco, 1142, di fianco alla Scuola Maschile Galletti del 1861. Quella Femminile è a Mulera. Entrambe sono in ottimo stato. Diretti a sud ovest, dopo le case imbocchiamo il sentiero D20 che ci porterà fino a Campo ad incrociare il D98 della GTA. Superiamo il magrissimo Rio Pizzanco e sentiamo il primo profumo di Homo Idroelettricus.

In leggera salita arriviamo in pochi minuti ad un bivio e restiamo sul sentiero basso (sinistra). Più avanti l’Alpe I Gerbi, 1217, e bellissime ginestre. Ci abbassiamo gradualmente fino a tornare alla quota di Pizzanco, sempre lungo il sentiero evidente, che però richiede attenzione perché il Bogna è raggiungibile a volo d’angelo circa centocinquanta metri sotto di noi, alla nostra sinistra. Troviamo anche un tratto con catene. Arriviamo al torrente e la morbida discesa finisce. Anziché attraversarlo su un ponte di ferro e proseguire verso il Fornalino, imbocchiamo il sentiero a destra e cominciamo a salire seriamente, restando sulla sinistra orografica. Abbiamo virato ad ovest.  

A quota 1250 circa capisco perché il Bogna non è più un torrente ma, per lunghi tratti, un rigagnolo. Troviamo le opere di presa per una delle oltre duecento centraline idroelettriche private che infestano il nostro territorio. Il cosiddetto “rilascio” o “deflusso minimo vitale – DMV” è ridicolo. Da qui in su c’è un torrente e ci sono anche i pescatori.

Sconsolati, almeno io, proseguiamo passando da un alpeggio, a quota 1350 circa, dove l’unica indicazione è un nome scritto sulla porta di una baita, mi sembra “Basilio”. Più avanti tre dei moltissimi cinghiali che infestano questa valle, forse più di altre, fuggono a breve distanza da noi. Troveremo ovunque i segni devastanti del loro passaggio. Aprirne la caccia senza vincoli burocratici è possibile? Non me ne intendo. Spero solo che le nostre città non diventino come la Capitale.

A quota 1400 il Rio Montalto s’immette nel Bogna e, guardandoci intorno, capiamo perché la chiamano la Valle delle Cento Cascate. Una meraviglia da me ignorata fino ad oggi. Poco più sopra un ponticello in sasso di recente ricostruzione ci porta sulla destra orografica e, dopo una breve pausa, la salita si fa più dura. Attraversiamo con cautela un tratto franato a picco sul Bogna e su due pescatori, superiamo il bivio per l’Alpe Gianoli e sbuchiamo nell’ampio anfiteatro dominato dal Passo della Preia a ovest, dai contrafforti del Montalto a sud e da quelli dello Straciugo a nord. Peccato per le nuvole che li negano alla nostra vista! Qui nasce il Bogna.

Più in alto ecco l’Alpe Agrosa, 1726, dopo due ore e un quarto di cammino effettivo. Il tempo incerto abbrevia la nostra sosta. Ci sono cartelli indicatori gialli e rossi inutilizzabili, ma il sentiero D20, che ora punta a nord, è abbastanza evidente. In poco più di mezz’ora, dopo una breve discesa per attraversare un torrentello che confluisce nel Rio Straciugo, saliamo a Campo, 1895, e qui pranziamo. Sulla cartina questo è Campo, mentre l’Alpe Campo è indicata a quota 2200, in prossimità dei laghetti omonimi.

Sul sentiero D98 della GTA c’incamminiamo verso sud est fino alla croce dedicata all’Alpino Pier Angelo Borri, a quota 1930. Verso oriente, con saliscendi sul sentiero evidente, incontriamo anche la croce dedicata al pastore Tommasino Patritti, ricordato anche all’Alpe Reso, sopra Monteossolano. Dopo un’ora siamo al Rifugio Emilio Marigonda, 1821, nella conca dell’Alpe Vallaro.

Il bivacco a fianco, aperto e perfettamente in ordine, che funge da ricovero invernale, è stato dedicato al grande maestro di montagna Dino Del Custode. Breve pausa e si riparte passando dall’alpe, dalla grande croce e da Oriaccia, 1661. Poco dopo incontriamo il bivio per Pizzanco e scendiamo a destra. Passiamo dall’Alpe Gabi, 1330 circa. Alla nostra destra scorre parallelo a noi il Rio Pizzanco.

Poco prima di Pizzanco le sue acque sono quasi totalmente prelevate dall’Homo Idroelettricus, ma sono state talmente belle la gita e la compagnia che non m’arrabbio più. Ma non è rassegnazione. Dopo un’ora e mezzo da Vallaro siamo a Pizzanco. La birra a San Lorenzo cancella dai nostri corpi la siccità e, dal mio, un residuo di rabbia.

 Gianpaolo Fabbri

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